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La fiducia dei consumatori balza questo mese oltre le attese, a seguito del calo dei prezzi dei carburanti e del buon andamento del mercato azionario. L’indice preliminare di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan si porta al livello di 92.3 da 85.4 in settembre, nuovo massimo da luglio 2005, e contro attese per un valore di 86.5. La crescita potrebbe aiutare a spingere la spesa dei consumatori anche in presenza di persistente debolezza del mercato immobiliare. Il calo dei prezzi dei carburanti, ai minimi da otto mesi, sta fornendo ai consumatori liquidità aggiuntiva da spendere. L’indice delle aspettative, considerato un indicatore della futura spesa dei consumatori, aumenta da 78.2 a 83.4, mentre quello delle condizioni correnti, che riflette la percezione degli americani circa la loro situazione finanziaria corrente e se è un buon momento per acquistare beni di elevato valore unitario, balza a 106.1 da 96.6. In miglioramento anche l’aspettativa di inflazione a un anno, con il tasso che cala da 3.1 a 2.9 per cento.

Oltre al già citato calo del prezzo della benzina, anche il mercato azionario contribuisce alla fiducia dei consumatori, con un rialzo di circa il 2 per cento da inizio di ottobre e dell’11 per cento dal minimo, toccato lo scorso 13 giugno.

Il maggior calo mai registrato nelle vendite delle stazioni di servizio determina una flessione dello 0.4 per cento nelle vendite al dettaglio in settembre, dopo l’incremento dello 0.1 per cento di agosto. Tuttavia, al netto delle vendite delle stazioni di servizio la spesa aumenta dello 0.6 per cento, per effetto dell’incremento degli acquisti presso gli esercizi di abbigliamento, arredamento e materiali da costruzione.

 

Le vendite al netto di auto, benzina e materiali da costruzione, il dato utilizzato dal governo per calcolare la spesa dei consumatori nell’ambito prodotto interno lordo, aumentano dello 0.8 per cento, il maggior incremento da gennaio, contro lo 0.4 per cento di agosto. Le stime di consenso ipotizzavano un incremento dello 0.2 per cento complessivo. Le vendite al dettaglio rappresentano quasi la metà di tutta la spesa dei consumatori, che a sua volta è pari al 70 per cento circa dell’economia.

Al netto delle auto, le vendite calano dello 0.5 per cento, dopo il più 0.2 per cento d’incremento di agosto, ed attese per un dato invariato.In dettaglio per tipologia di esercizio, le vendite alle stazioni di servizio calano del 9.3 per cento mensile, dopo il meno 1.3 per cento di agosto. In termini monetari, si tratta di una flessione delle vendite di carburanti pari a 3.5 miliardi di dollari, conseguente al calo del 13.6 per cento dei prezzi della benzina alla pompa. Il recupero di disponibilità spendibili così determinato ha indotto un aumento della spesa nei department stores (più 1 per cento), mentre temperature inferiori alla media stagionale hanno sostenuto le vendite negli esercizi di abbigliamento, per effetto della verosimile anticipazione degli acquisti delle collezioni autunnali. Riguardo le altre tipologie di esercizi, malgrado l’aumento in volume nelle vendite di auto, le vendite delle concessionarie restano invariate su agosto. Il calo delle vendite negli esercizi di bevande ed alimentari può riflettere alcune flessioni di prezzo, destinate ad impattare favorevolmente il dato sui prezzi al consumo di settembre.

Il deficit commerciale cresce in agosto al record di 69.9 miliardi di dollari, dopo l’incremento del costo dell’energia; il deficit bilaterale con la Cina che raggiunge il nuovo massimo storico. L’incremento è del 2.7 per cento rispetto ai 68 miliardi di luglio, ed eccede le stime di consenso, poste a 66.7 miliardi. Il deficit rettificato per cambiamenti nel livello dei prezzi, un dato utilizzato dal governo per calcolare il prodotto interno lordo, aumenta in agosto a 60.2 miliardi, massimo da gennaio, e suggerisce che il saldo commerciale sottrarrà crescita nel corso del terzo trimestre per circa lo 0.8 per cento, dopo aver aggiunto alla crescita lo 0.42 per cento nel secondo trimestre; ciò potrebbe mettere a rischio la stima di crescita del prodotto interno lordo di periodo, attualmente al 2.5 per cento annualizzato.

 Il deficit bilaterale con la Cina passa da 19.6 a 22 miliardi di dollari, superando il precedente record di ottobre 2005, che fu di 20.5 miliardi. Il valore dell’import di greggio cresce a 27.2 miliardi nel mese, per effetto dell’aumento del prezzo medio del barile da 64.84 a 66.12 dollari. I prezzi del greggio sono successivamente scesi.

La produzione industriale cresce in agosto meno delle attese, a causa delle piogge monsoniche che hanno forzato la chiusura di molte fabbriche e rallentato l’attività di costruzione. L’incremento è del 9.7 per cento annuale, dopo il più 12.7 per cento di luglio, e contro attese per un più 10.5 per cento. La produzione industriale dovrebbe essersi rafforzata a settembre, la fine della stagione monsonica, ancora sulla spinta dell’investimento infrastrutturale pubblico e dell’espansione del credito. L’industria, che rappresenta un quarto dell’economia indiana, si è espansa del 10.6 per cento nei cinque mesi nel periodo aprile-agosto, contro l’8.9 per cento dello stesso periodo del 2005.

 La produzione e la vendita di auto sono state frenate dalla stagione delle piogge, che dura da giugno a settembre, ed anche le costruzioni hanno subito un rallentamento della crescita, al 3.8 per cento da 11 per cento di luglio. Analoghe chiusure temporanee di impianti hanno condizionato la produzione petrolifera e di gas. La produzione manifatturiera cresce in agosto dell’11.1 per cento, da 13.7 per cento di guadagno in luglio, mentre la produzione di elettricità cresce del 3.7 per cento, da 14.6 per cento di agosto.Il tasso medio di crescita dell’economia indiana è stato negli ultimi anni di oltre l’8 per cento in cinque degli ultimi sei trimestri, un dato che il governo giudica sostenibile. Ma la maggior minaccia alla crescita indiana viene dall’inflazione, che rischia da essere alimentata anche dall’espansione del credito (pari al 31 per cento annuale nel periodo aprile-settembre), segnatamente dalla crescita dei finanziamenti ipotecari a sostegno del forte sviluppo del settore delle costruzioni, oltre che dalla forte pressione della domanda dei consumatori, che stanno godendo di un incremento senza precedenti dei salari reali, che nel 2006, secondo alcuni studi, potrebbero salire di oltre il 7 per cento. Redditi reali in crescita e forti agevolazioni fiscali sui prestiti ipotecari (che hanno tagliato il tasso d’interesse effettivo di oltre 6 punti percentuali negli ultimi sei anni), hanno consentito agli indiani di indebitarsi maggiormente per l’acquisto dell’abitazione.   
Ott 0612

Cina - Anche in settembre, surplus commerciale molto elevato

Pubblicato da Macrotrend alle 15:43 in Cina, Macroeconomia


In settembre il paese registra il secondo maggior surplus commerciale di tutti i tempi, un potenziale segnale della difficoltà del governo a contenere il boom dell’investimento. Il surplus si riduce dal record storico di 18.8 a 15.3 miliardi di dollari, portando l’avanzo per i primi nove mesi a 110 miliardi di dollari. Le stime di consenso ipotizzavano un surplus di 14.35 miliardi di dollari.

 

Il surplus, che nell’attuale regime di cambi quasi-fissi è destinato a danneggiare le relazioni commerciali con gli Stati Uniti e ad inondare di liquidità l’economia cinese, dovrebbe essere azzerato entro il 2010, secondo le previsioni governative. Ciò ha contribuito all’accumulazione di riserve valutarie, pari a circa 1 trilione di dollari, massimo in tutto il pianeta.  

 A livello bilaterale, il surplus con l’Unione Europea è 8.8 miliardi di dollari, quello con gli Stati Uniti di 14.1 miliardi. Nel tentativo di contenere il boom dell’investimento alimentato dal surplus, le autorità cinesi hanno aumentato i tassi d’interesse, alzato il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche, e venduto obbligazioni per drenare l’eccesso di liquidità del sistema, ma si tratta di strumenti meno efficaci ed efficienti di un intervento sul cambio.

L’export cinese cresce in settembre del 30.6 per cento annuale, mentre l’import aumenta del 22 per cento. L’accumulazione di riserve rende la Cina vulnerabile ad un brusco aggiustamento degli squilibri globali di bilancia commerciale: il deficit statunitense delle partite correnti, che tende a rappresentare l’immagine speculare del surplus delle partite correnti cinesi, rischia di causare un forte deprezzamento del dollaro, con rialzo dei rendimenti nominali e reali. Ciò, oltre a indurre un rallentamento globale, causerebbe anche il deprezzamento delle riserve valutarie cinesi.

 Attualmente la Cina consente allo yuan una banda di oscillazione dello 0.3 per cento giornaliero, in entrambi i lati, rispetto al dollaro, ed i mercati si attendono un ampliamento di tale banda entro tempi ragionevolmente brevi.
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